Forzieri negozio di lusso per vivere i propri sogni

Forzieri – In un mondo dove tutto sembra già visto, esistono ancora posti dove è possibile provare il brivido della scoperta.

Forzieri rappresenta il luxury dream store leader al mondo specializzato in marchi di tradizione italiana ed europea.

Dal 1998 le loro collezioni affascinano il pubblico internazionale fornendo un’intrigante selezione di prodotti in grado di spaziare da designer emergenti, maestri artigiani ad icone della moda internazionale.

Fondato a Firenze nel 1992 come boutique di famiglia, oggi è diventato un simbolo di eccellenza nello shopping online che diffonde la propria cultura e magia in oltre 150 paesi nel mondo con una presenza radicata in Italia, Stati Uniti, Canada, Regno Unito, Francia, Spagna, Germania, Russia, Cina, Giappone e Australia.

Situato nel cuore pulsante di Firenze, un team appassionato di buyer, editor e style experts, con decennale esperienza nel mondo della moda e del lusso, si uniscono per dare libero sfogo al loro estro creativo.
La selezione di accessori non è compito facile. Firenze, la Toscana, e tutto il territorio italiano, sono il fulcro mondiale nella manifattura pregiata di borse, scarpe, gioielli e pelletteria per la quasi totalità degli stilisti più iconici.
È grazie alla profonda conoscenza acquisita nel riconoscere l’eccellenza nello stile e nelle lavorazioni che hanno ideato un concept dove i migliori designer da tutto il mondo potessero ritrovarsi in una destinazione unica dedicata esclusivamente agli Accessori.

Viaggia con loro attraverso una storia fatta di magia e cura del dettaglio, dove icone del lusso, stilisti emergenti e designer ancora tutti da esplorare si fondono assieme portando con sè, con l’unicità di un gioiello raro, la promessa e l’entusiasmo tipici del lusso fuori dall’ordinario.

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Storia di una leggenda – Juventus

Breve racconto della storia della società calcistica Juventus.

juventus

In una panchina di Corso Re Umberto, uno dei viali nobili nel centro di Torino, vi si ritrovano un gruppo di amici uniti dalla passione per il football, quel gioco così speciale, da poco “importato” dall’Inghilterra. C’è un’idea che li stuzzica: fondare una società sportiva che proprio nel football abbia la sua ragione d’essere.

I ragazzi studiano al Liceo Classico Massimo D’Azeglio, sono istruiti e il più grande di loro non supera i 17 anni. Per questo il nome che scelgono, in latino, significa “Gioventù”. Quel nome è Juventus. È il 1 novembre del 1897 e loro ancora non lo sanno, ma hanno dato vita a una leggenda.

Nasce così, quasi per gioco, la squadra più gloriosa d’Italia. Il primo presidente della società è Enrico Canfari, il primo campo è in Piazza d’Armi e la prima maglia è rosa. Con quella maglia, nel 1900, la Juventus debutta in campionato.

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Tre anni dopo arriva il bianconero, importato da Nottingham e cinque anni più tardi, nel 1905, ecco il primo titolo italiano, dopo un’avvincente finale a tre con Genoa e Milanese. Il presidente è lo svizzero Alfredo Dick che però, dopo qualche screzio nello spogliatoio e alcune contestazioni, lascia la società, fondando il Torino e portando con sé i migliori stranieri.
Seguono anni non facili per la Juventus che, fino allo scoppio della Grande Guerra, non può competere con le nuove potenze calcistiche del momento, la Pro Vercelli e il Casale.

Subito dopo il primo conflitto mondiale però, i bianconeri tornano protagonisti: il portiere Giacone e i terzini Novo e Bruna sono i primi giocatori bianconeri a vestire la maglia della Nazionale. Presidente è il poeta e letterato Corradino Corradini, che è anche l’autore dell’inno sociale che resiste sino agli Anni Sessanta.

Il 1923 è un anno speciale: in Prima Squadra debutta Giampiero Combi, uno dei più grandi portieri di tutti i tempi, e, soprattutto, cambia la guida della società. Il 24 luglio l’assemblea dei soci elegge per acclamazione il nuovo presidente: il dottor Edoardo Agnelli, figlio del fondatore della FIAT.

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La squadra ha ora un campo tutto suo, in Corso Marsiglia. Le tribune sono in muratura e i tifosi aumentano giorno dopo giorno. Ci sono insomma tutte le premesse per salire ai vertici assoluti del calcio italiano: a rafforzare una squadra che già conta su giocatori come Combi, Rosetta, Munerati, Bigatto e Grabbi, arrivano il primo vero allenatore, l’ungherese Jeno Karoly, e il primo fuoriclasse straniero, anch’egli ungherese, la mezz’ala sinistra Hirzer.

Nel 1925/26 la Juventus conquista il secondo tricolore, dopo un’avvincente finale con il Bologna, superato solo allo spareggio, e una finalissima con l’Alba Roma. É solo l’inizio: dal 1930 al 1935 la Juve è la padrona assoluta del campionato e a Torino arrivano cinque scudetti consecutivi.

I protagonisti del “Quinquennio d’oro” sono il tecnico Carlo Carcano e campioni del calibro di Orsi, Caligaris, Monti, Cesarini, Varglien I e II, Bertolini, Ferrari e Borel II.

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La Juve dà anche un apporto determinante alla Nazionale, che conquista il titolo mondiale a Roma nel ’34.

Sempre negli anni Trenta la squadra fa le prime esperienze di calcio internazionale, partecipando alla Coppa Europa, antenata illustre della Coppa dei Campioni. I bianconeri non hanno fortuna, ma in ben quattro occasioni approdano alle semifinali.

La Juventus torna al successo dopo la Seconda Guerra Mondiale. Nel 1947, Giovanni Agnelli, figlio di Edoardo, tragicamente scomparso nel 1935 in un incidente aereo, diventa presidente della società, i cui campioni più rappresentativi sono adesso Carlo Parola, i danesi John Hansen e Praest e, soprattutto, Giampiero Boniperti. Arrivano, accolti da folle oceaniche di tifosi, gli scudetti del 1950 e del 1952.

Nel 1953 Giovanni Agnelli lascia la presidenza, che due anni più tardi passerà al fratello Umberto. Un nuovo ciclo trionfale è alle porte: con l’arrivo di Omar Sivori e John Charles, la squadra bianconera conquista lo scudetto nel 1958, fregiandosi, prima società in Italia, della stella al merito sportivo per avere raggiunto i dieci titoli nazionali.

Negli anni Sessanta arrivano altri tre successi, l’ultimo, nel ’67, sotto la presidenza di Vittore Catella, ma è con l’inizio del nuovo decennio che la storia bianconera si fa ancor più gloriosa. Giampiero Boniperti ha ormai appeso le scarpe al chiodo, ma non smette di guidare la squadra: prima lo faceva dal campo, nel 1971, il 13 luglio, inizia a farlo da dietro la scrivania. Boniperti diviene presidente e la Juve non si ferma più.

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